Pubblicato da: valentina_ersilia | 27 febbraio 2010

Socrate e un discepolo povero

[1] Poiché a Socrate offrivano, ciascuno in proporzione alle sue possibilità, molti doni, Eschine, un discepolo povero, gli disse: “Non trovo niente da offrirti che sia degno di te, e per questo soltanto mi rendo conto di essere povero. Perciò, ti dono l’unica cosa che possiedo: me stesso. Ti prego di gradire questo dono, qualunque sia, e pensa che gli altri, pur avendoti donato molto, hanno tenuto per se stessi molto di più”.

[2] E Socrate gli rispose: “E perché il dono che mi hai fatto non dovrebbe essere prezioso, a meno che tu non abbia poca stima di te? Avrò, dunque, cura di restituirti te stesso migliore di come ti ho ricevuto”. Con questo dono Eschine superò la generosità di Alcibiade, che era pari alla sua ricchezza, e quella di tutti i discepoli ricchi.

Seneca, De beneficiis – Libro I parte VIII

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